Da Vicolo del Polverone si accede in quello che resta dei giardini del palazzo e da qui agli spazi espositivi che raccolgono uno stupefacente caos di quadri, sculture, arredi e meraviglie architettoniche. Leggi tutto “Palazzo Spada, dove non tutto è come sembra”
Roma ai tempi di Caracalla (200 d.C., anno più anno meno)
L’impero Romano durante l’età di Caracalla era particolarmente vasto: uno dei confini era quello settentrionale con il Vallo di Adriano, stabilito da l’uccisore di Geta e da suo fratello e la mappa è la seguente…L’immagine si riferisce al regno Romano con le sue provincie nel 210 d.C., un anno prima della morte di Settimio Severo e c’è da notare che non è cambiato radicalmente da quando i due imperatori (Caracalla e Geta) salirono al potere.
Roma ai tempi di Caracalla aveva circa 1 milione di abitanti.
L’impero aveva 70 milioni di abitanti dopo Settimio Severo, inoltre, con la “Constitutio Antoniniana o Editto di Caracalla” (del 212 d.C.) tutti i residenti che si trovavano entro i confini dell’egemonia romana poterono diventare cittadini romani a tutti gli effetti, tranne per i “Dediticii” e cioè le persone che si erano appena arrese a Roma per via della guerra; gli schiavi e altre piccole fasce di popolazione.
Gli acquedotti funzionanti nell’antica Roma erano 11 con cisterne per la raccolta dell’acqua, vasche di decantazione per la posa dei sedimenti, sifoni inversi per superare i dislivelli e tubazioni e condotte che distribuivano l’acqua in tutta la città. La mappa dei condotti è qui sotto:
Caracalla: le mappe
La mappa delle Terme di Caracalla nella ricostruzione proposta da romanoimpero.com
La mappa di Giovan Battista Nolli, 1748: era tutta campagna

Mappa dell’Acquedotto Marcio

Acquedotto Antoniniano

Seneca: invettiva contro la pipinara delle Terme
Il povero Seneca, uomo di lettere, studioso e filosofo, aveva già 60 anni quando ebbe la bella idea di prendere casa vicino ad uno stabilimento termale. Pensava di liberarsi dal frastuono della città, ma ebbe una brutta sorpresa. Ce la racconta lui stesso nelle Epistole Morali.
Già che c’eravamo vi abbiamo voluto proporre i suoni delle Terme
(Ringraziamo per la traduzione https://www.caffarella.it/SitoMario/storarc/VQ_term.htm
Le Terme di Caracalla dalla A alla Z
Diciamo qualche cosa sulle Terme. Intanto:
Sono le più grandi di Roma?
No, sono le seconde per grandezza. Le prime sono le terme di Diocleziano.
Chi iniziò la costruzione delle terme di Caracalla?
Settimio Severo, padre di Caracalla, iniziò a costruire le terme nel 206 d.C.
Chi ne terminò la costruzione?
Furono completate da Eliogabalo (il pazzarello) e Alessandro Severo nel 235 d.C.
E quindi perché si chiamano Terme di Caracalla?
Perché Caracalla le inaugurò nel 216 anche se i lavori non erano completati.
Fu una delle abili mosse propagandistiche dell’Augusto, che si trovava di fronte a grossi problemi: la peste aveva ridotto di 1/3 la popolazione romana, mancavano i soldati per le sue imprese militari e, come se non bastasse, anche le casse imperiali erano in grande sofferenza.
A onor del vero, una cosa fondamentale Caracalla la fece: derivò l’acquedotto Marcio (92 km) costruendo l’acquedotto Antonino per portare l’acqua alle Terme. Senz’acqua avremmo avuto il deserto di Caracalla!
Quante erano le Terme a Roma?
Nel 30 a.C. si contavano a Roma ben 170 Terme. In realtà molti di questi erano dei semplici balnea, destinati alla sola igiene delle persone. Le Terme vere e proprie erano (forse) 13. Le prime vere e proprie Terme pubbliche cittadine erano le Terme di Agrippa inaugurate dal potente generale Romano nel 12 a.C.
Fino a quando sono rimaste in funzione le Terme di Caracalla?
I Romani avevano un senso del tempo diverso dal nostro: quando costruivano una cosa, doveva durare per l’eternità.
E infatti le Terme restarono in funzione fino al VI sec. d.C., quando i Goti assediando Roma tagliarono gli acquedotti.
Che ha combinato qua Paolo III?
A metà del XVI secolo papa Paolo III diede l’avvio a una serie di scavi con l’obiettivo di trovare statue antiche per decorare Palazzo Farnese e diverse parti delle Terme sono oggi custodite nei musei italiani: il Toro Farnese e l’Ercole Farnese sono ora al Museo Archeologico di Napoli, due fontane a forma di vasca si trovano in Piazza Farnese a Roma, mentre un’altra preziosa scultura, il famoso Torso del Belvedere, si trova nei Musei Vaticani.
N.B.: Paolo III, anche quando era ancora il cardinale Alessandro Farnese, non era interessato all’archeologia se non per trovare materiali decorativi con i quali abbellire il Palazzo che è soprannominato il Dado. Scava che ti scava Alessandro scoprì anche i frammenti della Forma Urbis.
Alle Terme di Caracalla, i Romani giocavano a palla?
E’ vero che alle terme di Caracalla i Romani giocavano a palla?
Le terme romane erano un’istituzione sociale a tutti gli effetti: una sorta di centro ricreativo polifunzionale, che, oltre a piscine e palestre, ospitava anche biblioteche, gallerie d’arte, piccoli teatri, locande e botteghe. Quindi per passare il tempo si facevano diversi giochi. Uno di questi usava la Tabula Lusoria. E poi (come ti sbagli?) si giocava con la palla.
Il Trigon
Uno dei giochi era er gioco che se chiamava trigon
Se giocava ‘n tre ommini che se metteveno a triangolo e se tiraveno ‘ndosso, uno contro l’artro, una o forse più palle, a granne velocità, cercanno de coje de sorpresa er giocatore avversario.
(Fonte: https://ricordidiroma.altervista.org/alle-terme-di-caracalla-i-romani-giocavano-a-palla/)
Praticamente vinceva chi restava in piedi
L’Harpastum
L’Harpastum, a differenza del Trigon, era un gioco di squadra. Si usava una palla che, basandoci sulle immagini di gioco che ci sono arrivate, era grande quanto quella usata nella palla a mano o quanto il pallone da calcio.
Come si svolgeva il gioco? Non ne siamo sicuri, ma partiamo dal fatto che il nome Harpastum derivava, come il gioco, dalla Grecia. In greco Harpazo significava strappare via, portare via. Quindi a noi sembra credibile che questo gioco assomigliasse più al rugby che al calcio.
In ogni caso l’Harpastum era divenuto molto popolare tra i Gladiatori e i Legionari romani che lo usavano quasi come tecnica di allenamento. In effetti le partite erano molto violente, e alla fine si contavano feriti e anche morti.
Gente vera, mica come quelle gnagnette della serie A!
Per saperne di più:
Un post su Romano Impero
Un video su youtube dedicato alla tabula lusoria
Caracalla proprio lui.
Caracalla: un uomo o un calendario?
Caracalla nasce a Lione nel 186 d.C. con il nome di Marcus Aurelius Severus Antoninus Lucius Septimius Bassianus, ma i Romani lo soprannominarono Caracalla.
Caracalla in che senso?
Fu soprannominato Caracalla poiché soleva indossare un particolare mantello militare con cappuccio, lungo fino ai piedi, di origine celtica. E quindi ai Romani je faceva strano.
Pensate alla forza della vox populi: l’imperatore è passato alla storia con il soprannome e non con i suoi tanti nomi propri.

Di chi era figlio?
Di Settimio Severo e Julia Domna.
Quest’ultima, dopo la morte del figlio Geta per mano dello stesso Caracalla, collaborò con lui al governo di Roma dirigendo la cancelleria imperiale, sicché ogni editto portava anche il suo nome.
La storia dell’antica Roma abbonda di madri e di mogli che, neanche troppo nell’ombra, ressero le sorti dell’impero. Ricordiamo Agrippina, Messalina, Livia Drusilla che addirittura ottenne il titolo di Augusta, cioè di imperatrice.
Come dire: la mamma è sempre la mamma.



Caracalla e la propaganda
Aspirando alla gloria militare Caracalla sfruttò la propaganda imperiale per far passare per grandi vittorie le battaglie contro le popolazioni germaniche dei Catti e degli Alemanni.
Che cosa ha fatto Caracalla oltre alle terme?
E’ noto soprattutto per un importantissimo editto: la Costitutio Antoniniana promulgata nel 212 D.c, con la quale egli concesse il diritto di cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’Impero, ossia agli abitanti delle città e ai proprietari terrieri che da esse dipendevano.
Fece una brutta fine, anzi una finaccia !
Morì a Carre (Mesopotamia-Turchia) nel 217 d.C. per mano di un certo Marziale: non il poeta ma un rivale. Però anche Marziale ci lasciò le penne perché le truppe erano fedelissime a Caracalla.
Dove è sepolto Caracalla ?
Caracalla è l’ultimo imperatore ad essere stato sepolto nel Mausoleo di Adriano.

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Una giornata a West Broadway
In un caldo pomeriggio di primo autunno siamo andati a vedere una mostra caratterizzata da grandi tele: alcune dai colori spiccatamente autunnali, nelle foglie che il pittore dipinge in modo davvero esuberante, su uno sfondo di colore puro, saturo.
Parliamo dell’esposizione di tele di Alex Katz, 97enne artista contemporaneo newyorchese. La location è la ex Chiesetta di Sant’Andrea de Scaphiis, acquistata dal vivace gallerista Gavin Brown, anche lui di New York, per allestirvi delle mostre.
Ci sono però anche tele di soggetto più contemporaneo, in cui raffigura uomini e donne (modelli), vestiti in un banale completo intimo nero di Calvin Klein, un brand non a caso americano. Ciò a rappresentare la fine dell’ideale neoclassico, in un’aspirazione a rendere eterne la carne e la forma. Katz traccia infatti una linea diretta tra la bellezza senza macchia del marmo rinascimentale e il nero del suo sfondo e dell’indumento in contrasto con la pelle pallida.
Certamente, le tele che rappresentano gli alberi e quelle che rappresentano il corpo della donna in completo intimo sono di periodi differenti dell’opera dell’artista. Vederli così vicini e opposti mostra bene l’equazione che abita al nostro interno: quella dell’animale affamato e quella dell’uomo sociale.
Non è andata così: ma ci piace immaginare Katz al centro di Central Park in una giornata autunnale, mentre un maxischermo pubblicitario trasmette le immagini di uno spot di mutande.
Ma non è andata così.
Luca Eliani – DISAPPEAR
Disappear è una piccola mostra di opere di vario formato realizzate su legno con pittura lavabile , dai temi prettamente animalistici, che Luca Eliani (nato a Roma nel 1972) ha eseguito dalla primavera del 2020 alla primavera del 2023. La sua è una pittura di difesa della natura, di creature rare ma anche comuni, che egli ha deciso di dipingere prima che scompaiano. Vediamo così ritratti, in sequenza, con una tecnica che potremmo definire cubismo geometrico, un geco, che di certo non rischia l’estinzione, vivendo sulla terra da 100 milioni di anni; l’orso marsicano, dallo sguardo triste, di cui restano solo 60 esemplari; il gobbo rugginoso dal becco turchese, a rischio di estinzione; la volpe rossa con la sua folta coda; un pero in fiore; la cincia bigia piccolo passero; il daino dama e la lince europea, già sterminata. Emerge quindi urgente il tema della catastrofe climatica che stiamo vivendo.
A completare la mostra anche un’antologia di opere del pittore.
Up Urban Prospective Factory, fino al 14 Ottobre 2023