Una giornata a West Broadway

In un caldo pomeriggio di primo autunno siamo andati a vedere una mostra caratterizzata da grandi tele: alcune dai colori spiccatamente autunnali, nelle foglie che il pittore dipinge in modo davvero esuberante, su uno sfondo di colore puro, saturo.

Parliamo dell’esposizione di tele di Alex Katz, 97enne artista contemporaneo newyorchese. La location è la ex Chiesetta di Sant’Andrea de Scaphiis, acquistata dal vivace gallerista Gavin Brown, anche lui di New York, per allestirvi delle mostre.

Ci sono però anche tele di soggetto più contemporaneo, in cui raffigura uomini e donne (modelli), vestiti in un banale completo intimo nero di Calvin Klein, un brand non a caso americano. Ciò a rappresentare la fine dell’ideale neoclassico, in un’aspirazione a rendere eterne la carne e la forma. Katz traccia infatti una linea diretta tra la bellezza senza macchia del marmo rinascimentale e il nero del suo sfondo e dell’indumento in contrasto con la pelle pallida.

Certamente, le tele che rappresentano gli alberi e quelle che rappresentano  il corpo della donna in completo intimo sono di periodi differenti dell’opera dell’artista.  Vederli così vicini e opposti mostra bene l’equazione che abita al nostro interno: quella dell’animale affamato e quella dell’uomo sociale.

Non è andata così: ma ci piace immaginare Katz al centro di Central Park in una giornata autunnale, mentre un maxischermo pubblicitario trasmette le immagini di uno spot di mutande.

Ma non è andata così.

 

 

The Sun eats her children

The sun eats her children è una mostra che abbiamo fatto in tempo a vedere a Trastevere poco prima della sua chiusura. Mostra è un bel termine: contiene il concetto della mostruosità, ossia il massimo del brutto che riusciamo a concepire, ma anche del prodigio, della dimostrazione, dell’ammonimento. Giocando sul contrasto tra bello e brutto, buono e cattivo, vita e morte, tenerezza e terrore l’autrice insinua prepotente il dubbio che ci sia qualcosa di sbagliato nel nostro rapporto con la natura e con il resto del genere umano.

La contraddizione, il monito, nascono già dal titolo della mostra: il Sole, fonte di vita e non a caso declinato al femminile (her: suo di lei, pronome possessivo femminile) mangia il suo stesso figlio. Leggi tutto “The Sun eats her children”

Ponte Neroniano

Lucio Domizio Enobarbo detto anche (dopo la sua adozione da parte dell’imperatore Claudio) Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico: semplicemente conosciuto come Nerone. Nato ad Anzio il 15 dicembre del 37 (Sagittario!) e morto a Roma il 9 giugno del 68, in soli 31 anni è riuscito ad essere Imperatore di Roma per quattordici anni ed a diventare tristemente famoso perchè gli fu attribuita la responsabilità dell’incendio di Roma del 64. Leggi tutto “Ponte Neroniano”

Habemus Gingko

Per i fratelli Caponi e le sorelle Capine nulla è impossibile.

Avevamo una missione che sulla carta era facile, ma per motivi metereologici e botanici stava diventando impossibile.

 

Avevamo pensato di fotografare il Gingko Biloba in tutto il suo splendore autunnale in quel di Villa Sciarra. Leggi tutto “Habemus Gingko”

Roma Tales

Quando l’ abbiamo vista noi era così :incartata con il nastro da cantiere , con le basi sollevate da terra , coi bordi di gomma staccati e buttati per terra e una generale impressione di fragilità e temporaneità .

Peccato, perché Roma Tales è un tentativo di installazione multimediale molto più gentile di quella porchetta che ha avuto l’onore delle prime pagine delle testate locali .

Costruita a misura di bambino multimediale ( doveva il bambino avere uno smartphone collegato in rete , sennò sarebbe rimasto un bambino e basta )il gioco prevedeva che sedendosi o arrampicandosi sotto le tre campane rosse e inquadrando un qr-code una voce gentile avrebbe letto una favola.

Dal cellulare non dalla campana :e questo forse è un limite .L’altro limite forse è che anche se le campane  sono tre e tre sono i qr-code la storia che viene raccontata  é sempre la stessa: quella del buco della serratura all’Aventino .

Aventino che non é qui ,che non si vede da qui, e dal quale non  si vede qui .

Va bene, ora che abbiamo fatto i critici diciamo che comunque la capacità evocativa di questa arte metallurgica realizzata da Martina Calanni e Giulia Di Lorenzo sollecita , e come se sollecita !

un’abat jour per leggere , magari su una sedia a sdraio , coperti dal cappuccio di Babbo Natale o dai capelli  delle fate ,dove però una riflessione viene interrotta da una campanella che ci da la sveglia e ci lascia soltanto con un BOH sonato come una campana .

Ah : comunque prima dei vandali era cosi :

 

 

La fu porchetta trasteverina

dal Panino si va in piazza, opera di Amedeo Longo

Prima non c’era, ora non c’è più; poi chissà. Già era a termine, destinata a essere rimossa il 21 settembre; poi la coprirono di plastica (un velo pietoso?) poi l’imbrattarono di vernice rossa, come si usava fare con le pellicce delle signore, e quindi la rimossero: promettendo che sarebbe tornata: ma, forse, chissà. Molto rumore per nulla? Molto rumore per una porchetta. Leggi tutto “La fu porchetta trasteverina”