Giuditta T. Arquati

Via della Lungaretta è costellata di lapidi che raccontano parti interessanti della storia di Roma. Tra queste spicca sicuramente il busto di una donna, posto tra due finestre del primo piano del civico 97. E’ una delle eroine tragiche di Roma, protagonista di un avvenimento del 1867.
In quell’anno Garibaldi, risalendo dalla Sicilia, era arrivato alle porte di Roma, attestandosi tra Monterotondo e Mentana.

Confidando che il generale, magari con l’aiuto dei Piemontesi, potesse riuscire a entrare nella città eterna e abbattere il potere temporale del papato, un gruppo di patrioti insurrezionalisti si radunò in un lanificio di Trastevere per organizzare azioni che potessero spianare la strada alle truppe garibaldine.

Le cose non andarono bene: Garibaldi fu fermato ben fuori Roma, fino alla sconfitta definitiva nella battaglia di Mentana, e le milizie pontifice, avvalendosi di un corpo di zuavi (soldati mercenari francesi) assalirono i patrioti asserragliati nel lanificio di Giulio Ajani: uccidendoli o ferendoli anche con accanimento e crudeltà.

Tra le vittime vi fu anche Giuditta, assieme al marito e al figlio. Le cronache riferiscono che Giuditta non fu una combattente propriamente detta, in quanto non impugnava le armi. Si occupava però di allestire le mense, di rifornire di munizioni i suoi compagni, di curarli dopo le prime ferite. Fu uccisa però anche lei, assieme al marito e ad un figlio dodicenne. Particolare raccapricciante: Giuditta era anche incinta.

Sotto il suo busto una lapide ricorda il triste avvenimento.  Per entrare a Roma dovremo aspettare il 1870, quando i bersaglieri piemontesi riuscirono ad aver ragione delle truppe pontifice a Porta Pia. Ma lì siamo sulla Nomentana e non a Trastevere.