Quest’acqua qua (Paola)

Incisione di Pietro Paolo Girelli su disegno di Giuseppe Tiburzio Vergelli, fine XVII secolo. Fonte: sovrintendenzaroma.it

C’è un unico acquedotto che alimenta le fontane di Trastevere. Dal Fontanone del Gianicolo alla Fontana di Piazza Trilussa, da Santa Maria in Trastevere alla vicina Fontana della Botte, da più di quattro secoli è l’Acqua Paola che genera gli zampilli che ancora si vedono. Ma non solo.

Non era di buona qualità l’Acqua Paola: anche dopo che Paolo V ebbe messo mano all’Acquedotto Traiano che ormai aveva quasi 1500 anni, alimentandolo con nuove fonti a partire da quelle del Lago di Bracciano e ridisegnando un percorso ricco di gallerie, canali ed archi, la potabilità dell’acqua restò molto discutibile.

A Roma prese piede il detto “valere come l’Acqua Paola” per significare “non valere nulla”. Il che non è del tutto preciso: perché, se l’Acqua Paola non era buona da bere, era però molto utile per annaffiare gli orti di cui Trastevere abbondava e per alimentare la nascente manifattura Pontificia: quella laniera del San Michele Arcangelo, ma anche quella della sericoltura o della nuova manifattura dei tabacchi nella attuale Via Garibaldi.

Per tranquillità comune dobbiamo precisare che oggi dell’Acqua Paola si occupa l’Acea che provvede alla sua potabilizzazione e depurazione; non sarà l’acqua più buona di Roma ma per lo meno si può bere tranquillamente.

Se volete approfondire la storia dell’Acquedotto Traiano-Paolino a noi è risultato ben fatto il blog di Elena Felluca che trovate seguendo questo link.

Prima di chiudere l’articolo vi regaliamo una visione suggestiva delle due mostre dell’Acqua Paola: quella di Piazza Trilussa e quella superiore del Gianicolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa suggestiva visione si ottiene solo salendo i gradini del Portico del Lungotevere dei Vallati, in prossimità del civico 4. Siamo generosi: vi facciamo vedere esattamente da dove abbiamo scattato le foto.